Principesse cadute..

Posted by Michele | Posted in Life, Photoshop, Pictures, Racconti | Posted on 21-03-2010

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Eurogamer Expo 2010 – @Padova 5-6-7 marzo

Posted by Michele | Posted in Life, Michele Bertocchi, Racconti, Tecnologia, Travels | Posted on 05-03-2010

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Passate a trovarmi/trovarci? Le foto, la cui intersezione sono io, intere dopo il salto.

Michele

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Un buon motivo per farsi crescere i baffi

Posted by Michele | Posted in Cartoni, Grafica, Racconti | Posted on 27-02-2010

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Anzi, una buona storia. Avrebbe fatto bene a leggerla pure lui….

Dopo il salto.
M
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Ring Ring

Posted by Michele | Posted in Racconti | Posted on 05-01-2010

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COMENON
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Non vissero felici e contenti

Posted by Michele | Posted in Books, Grafica, Racconti | Posted on 23-12-2009

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Ecco una raccolta di storie “non a lieto fine”. La comprerei solo per la copertina… che trovate dopo il salto :D

Immagine 9

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DAL TRENO (sì sono NERD)

Posted by Michele | Posted in Life, Racconti | Posted on 20-09-2008

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Fauna da trenitalia (scritto minuscolo apposta)

Crew

Il controllore “young”. Probabilmente fresco di laurea, non ha trovato lavoro e “ intanto lavora per TRENITALIA per mantenersi”, taglio di capelli corto , curato, barba appena accennata. Ventiseienne con stile, la cravatta portata come i calciatori, col nodo grosso. Si destreggia tra un’obliterazione analogica e una verifica del PIN del biglietto digitale. Il palmae in dotazione viene maneggiato come una PSP , forse c’è installato BUBBLE BUBBLE per le pause, sicuramente il firmware lo aggiorna lui. Se gli chiedono informazioni snocciola orari e posizioni dei binari come fosse la formazione dell’Italia ai mondiali.

Il controllore in età da pensione.

Sembra Noè. Barba e capelli bianchi, la divisa portata come la tonsura papale. L’obliteratore nella sua mano sembra il martello del giudice, eppure lo maneggia con la stessa abilità con la quale i teppisti giocano con il coltello a serramanioo. Se deve usare il palmare sbuffa, lo estrae e lo maneggia come la plancia dell’APOLLO 13. Se gli chiedono informazioni recita una litania a voce bassa che potrebbe essere una preghiera del NECRONOMICON come gli orari del prossimo intercity per CastelVolturno. La cadenza è quella dei venditori di cocco o dei bibitari, di chi è abituato a ripetere le stese cose, per anni (salvo aggiornamenti TRENITALIA) Vietato chiedere due volte

 

Lo stewart

E’ l’uico senza giacca. Ha un pinocchietto (verde TRENITALIA, che è un po’ come il Rosso valentino e il Blu Balestra). Occhiali essenziali (di quelli senza montatura attorno alle lenti). 45 anni senza fede.

E’ un elemento di una catena di montaggio.

Porta le riviste “Corriere o Repubblica?” (E se fossi di centro?)

Porta da bere “Succo caffè o acqua?”

RiPorta “Alro succo caffè o altra acqua?”

Porta le caramelle (ma da quando? Mai viste nè avute sui treni)

Non si ferma mai un secondo più del dovuto. Spinge il suo carrello inesorabile come Carlo Conti quando secca le Miss Italias.

 

Passengers

 

La moglie in trasferta dalla figlia.

54 anni. Si fa accompagnare dal marito (che scende un attumo prima che il tremo parta) . Viaggia sola ma si appropria di due posti. La valigia che il marito le ha consigliato di non mettere sopra la testa perché troppo persante da tirare giù da sola (vietato farsi aiutare!) sta per terra, davanti alle gambe fino a che non salirà qualcuno a cui da fastidio. Lei però è già sicuro di farla franca per tutto il viaggio.

Irrequieta nervosa, sistema tutto due volre, borsa, borsetta, sciarpa e occhiali con filo. La giacca piegata sulle gambe come un tovagliolo al ristorante. Il biglietto in mano, sempre, viene conrtollato in continuo. Anche dopo l’obliterazione.

 

La pendolare.

Ha passato i 50 ma lavora ancora. Si “fa” Roma Milano , Milano Roma tutte le settimane. Ci va col treno perché “CON L’AEREO SI HA L’ILLUSIONE DI METTERCI DI MENO, INVECE COL TRENO SI FA PRIMA. E POI L’ALITALIA…. ”

Ha un portatile troppo grande (se si chiama portatile perché deve essere grande come un case?) tiene tutti (TUTTI) i suoni di Windoz al massimo. Si collega con la chiavetta dati della TRE (quando la estrae la guarda con un misto di diffidenza e speranzasalvo traquillizzarsi alla connessione).

Quando può riguarda i filmati dellle nipotine sul BLACKBERRY, carina lei,.. purtroppo per noi il volume è al massimo. Tra i video (che tutta la carrozza 4 ha ascoltato ma non visto) uno carino del marito che tentando di scattarle una foto per sbaglio registra un video. Fa mezzo sorriso e lo cancella.

 

 

La cinese clandestina

Stanca, viaggia leggera (nel senso che non ha nulla), non porferisce verbo.

Viaggia senza biglietto. Invece di nascondersi nei bagni (come credevo e pensavo) viaggia (dorme) in prima (PRIMA!) classe e prima di mollare definitavamente la poltrona resiste per tre volte agli attacchi del controllore . Quest’ultimo poco convinto le grida “A BOLOGNA SCENDI PERCHE’ SALE LA POLIZIA! ( E mangia tutto se no il cameriere si arrabbia!!)”

 

Michele

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Questa sospensione..

Posted by Michele | Posted in Michele Bertocchi, Racconti | Posted on 21-02-2008

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.. in cui mi trovo compie miracoli.

Parlo con le persone… cioè, non che prima non ci parlassi, ma ora le ascolto pure. Tutto questo “ascoltio” dà vita a brevi episodi, che si incastrano con le mie giornate e, sorpresa, mi regalano sorrisi e creano aneddoti (che io amo).

X (non ho mai chiesto il nome), romano de Roma, 35 anni fa il barista in via della Scrofa. Lavora nei bar da quando ha smesso di andare a scuola (17 anni). Capelli corti, barba cresciuta, faccia sveglia, abbronzatura perenne e sopratutto, maniche di camicia arrotolate anche con ZERO gradi. Ci scambio due parole al volo una settimana fa. Mi dice che “A furia de camminà dietro a sto bbbancone chissà quanti chilometri me sarò fatto aò!” Gli consiglio quasi senza pensarci di comprarsi le NIKE con il contapassi.

Lo saluto prendo un pacchetto di GOLIA ACTIVE PLUS e me ne vo.

Lo rivedo oggi, durante la pausa panino bianco con la bresa ^____^, e mi dice che le scarpe le ha prese e le sta portando anche adesso.

Il contapassi gli dice che da ieri ha fatto 10 chilometri. Gli dico che potrebbe scrivere un libro o tenere un BLOG, che questa storia di farsi 10 chilometri stando fermo in un BAR è una cosa strambissima e quindi interessante.

Lui sorride, fa due cappucci e mi dice “Ma limortee,… popo io un blog… ” . Poi aggiunge “Oltre ai chilometri che me so fatto, stavo a pensà alle petroliere de caffè che ho servito !…”

Aspetto di trovarlo online settimana prossima.

Michele

—————–

Sono sospinto come non lo sono mai stato. Non da qualcuno o da qualcosa o da un mio ennesimo obbiettivo. Sono sospinto da un sentimento, un’emozione che anche se non so chiamare per nome mi tira forte per il petto (tipo Un uomo chiamato cavallo se avete presente il film, ma meno doloroso).

A distanza di anni posso finalmente apprezzare

———————

 

 

“..quei due che ‘nsieme vanno,
e paion sì al vento esser leggieri…

…Quali colombe dal disio chiamate
con l’ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l’aere, dal voler portate;”

 

 

 

 

———————

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“Mostri”

Posted by Michele | Posted in Racconti | Posted on 19-02-2008

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Nessuno aveva voluto partecipare a quella missione. Non perchè fosse troppo pericolosa, no, la nostra tecnologia ormai era talmente avanzata da darci grandi margini di errore. Chiunque poteva pilotare un astronave semplicemente parlando. Il problema vero erano quelli che venivano chiamati “mostri”. Gli abitanti del pianeta che avevamo da molti anni accuratamente evitato di esplorare erano quanto di più ributtante si potesse pensare. Nell’aspetto, nelle abitudini barbare, nella dissolutezza delle loro vite quei “mostri” rappresentavano quanto di più aberrante si conoscesse.

E la nostra conoscenza è tutto. E’ il nostro metro di paragone, è la possibilità di evolverci è la chance che ci viene data per distinguerci da “mostri” come questi.

Non posso ancora credere che abbiano scelto proprio me. Sono abbastanza esperto certo, ho sostenuto tutti gli esami e sono fra gli allievi più stimati del mio corso ma… i “mostri” sono al di fuori della mia portata.. ameno questo era quello che mi ero sempre detto. Invece eccomi qua, già in orbita attorno al loro maledetto pianeta.

Un pianeta di “mostri”.

Grazie alla nostra tecnologia non devo avvicinarmi più di tanto… la mia missione consiste nel raccogliere un campione della loro razza. Posso farlo rimanendo in orbita semplicemente chiedendolo all’astronave.. ma ripeto.. il problema non è la difficoltà o la pericolosità.. sono loro,.. i “mostri”.

Ne prelevo tre,mentre si spostavano in gruppo. Non mi sono disturbato di selezionarne uno soltanto. Ripugnanti. Agitano le loro membra verso di me. Emettono suoni che sembrano grida ma non posso e non voglio prendermi la briga di interpretarli. Non è il mio compito. E sopratutto mi ripugnano.

Io devo fare il lavoro sporco. Recuperare questi “mostri”.. la parola è adatta.. calzante,.. il pù piccolo dei tre si avvicina a quella che deve essere un’esemplare femmina. Anche lui emette quello stridio ma più basso più flebile; è più debole fisicamente e psicologicamente.

Cerca conforto credo.

“Mostri”maledetti schifosi mostri.

Mi sento sporco anche se non li ho mai toccati. Mi rimane solo da catalogare i tre esemplari. Ho delle vasche di stasi per il loro trasporto. Ognuna ha la sua etichetta…

Maledizione !

Ho dovuto ucciderne due.

I loro continui stridii mi facevano impazzire. Si accasciavano e si lanciavano contro le pareti della cabina di contenimento in continuazione. “Mostri”.

Solo una maledetta etichetta e potrò andarmene.

“Umani” .. che strano nome. Per me rimangono solo e soltanto “mostri”

Michele

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E’ successo

Posted by Michele | Posted in Racconti | Posted on 11-02-2008

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E’ successo,.. me ne sono andato.
Non pensavo avrei mai avuto il coraggio di farlo. Invece l’ho fatto, l’ho fatto , l’ho fatto.

L’ho fatto.

Non mi sono girato indietro, non mi sono fatto troppe domande nè troppi scrupoli. Sono andato via. Non ho fatto valige, non ho portato nulla, nemmeno i soldi. Vado e basta. Vado.

Vado.

Ci sono due giorni a cui non penso mai: ieri e domani.

Partito, andato sono sparito. Non ho telefonato a nessuno, non ho lasciato messaggi o indizi, non ho staccato la corrente, non ho svuotato il frigo.
Mi passano a prendere, salgo in macchina quasi di nascosto ho fretta.
Più che fretta è urgenza.
La macchina parte, non guardo la strada (non lo faccio mai) così non so come tornare indietro e non saprei tornare da solo dove stiamo andando.
Portami, portatemi per piacere; ho soltanto la forza di dire: “Sì”.

Andiamo.

Arriviamo.

Ho dormito tutto il viaggio, no, sono morto credo o dormo? O “forno” se scrivo col T9.

CHissà dove andiamo. Chissà quanto tempo ci metteranno ad accorgersi che me ne sono andato. L’amara scoperta di chi sarà il primo ad accorgersene mi colpisce forte come un pugno sull’orecchio. Il tizio dell’affitto,.. sicuro,.. proprio lui,.. e se ne accorgerà fra un mese (non abbiamo un gran rapporto). Chissà quanto tempo ci metterà la roba da mangiare ad andare a male nel frigo. No questo no: faccio la spesa giorno per giorno. Perchè so che prima o poi me ne vado. Ma è oggi prima ed oggi è poi. Un giorno che vale doppio insomma. Andiamo, stiamo, andiamo, andando.

Potremmo aver viaggiato per ore, non me ne sono accorto.
Potremmo aver girato in tondo., non me ne sono accorto.

Potremmo essere arrivati, non me ne sono accorto… mi abbandono; portatemi, alzatemi… ditemi… ditemi…

Ditemi che qui è lontano da casa mia, che non ci sono telefoni, che non c’è nessuno che conosco che queste strade non le ho mai viste, che l’aria è diversa, che se premo lo scarico del water l’acqua gira in senso antorario.

Ma non ditemi che sono a Sabaudia, e che stasera si torna a casa.

Michele

Wid my life folded Folded wid my life

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